Ciò che voglio, ciò che sento, ciò che vedo, ciò che sono...

lunedì, marzo 29, 2010


Il miglior modo per dimenticare dicono, sia quello di tenersi occupati, di stare in movimento così da pensare ad altro.
Altri ancora ritengono che sia tutta una questione di equilibrio interiore, da ricercare e riconquistare, un po' come una strana formula chimica della felicità.

A questo poi si aggiunge un fattore comune a tutte le soluzioni: il tempo!!! Come una medicina miracolosa somministrata da Asklepio (divinità greca della medicina ndr), guarisce tutte le ferite e affievolisce i ricordi, ma al tempo stesso ha effetti curativi così lenti da farci domandare come mai le giornate durino "ben" v e n t i q u a t t r o ore...



A proposito di ricordi, me ne sovviene uno, riferito ad un aforisma che - ennesima soluzione sul come dimenticare - pressapoco recitava così: "Il miglior modo per dimenticare un amore finito è scriverne".

Tutte valide ma nessuna di queste può impedire che arrivi la sera e quando si spengono tutte le luci e ci si infila a letto: inevitabilmente nonostante tutte le nostre buone intenzioni, tornino a galla i nostri pensieri. Non ci si può fare nulla salvo ubriacarsi tutte le sere (poco economico e poco salutare) o come mi ha consigliato un' amica impasticcarsi di griffonia simplicifoglia (sarà un oppiaceo ???).

Li nella solitudine di quel letto troppo grande e troppo vuoto ancora una volta si chiederà al cuore di dimenticare e alla mente di accettare, almeno fino a quando Morfeo non decide di mettere tutti d' accordo, anche se solo per qualche ora...

domenica, marzo 28, 2010


Diciamolo: vivere in un centro urbano ha le sue comodità, specie se la città che si è eletta a propria residenza coincide con quella sede del proprio lavoro!!! Ci si sveglia tardi al mattino, al limite della sopravvivenza, giusto per arrivare in tempo a "bollare" al lavoro...Si riesce a trovare il tempo per fare colazione senza sottrarlo a quello per rendersi presentabili...
Si può evitare di prendere la macchina per ogni piccola commissione e se si scende per strada si ha la possibilità di vedere, udite udite, creature diverse dalle lepri in amore o dai fagiani depressi, che popolano le vicine campagne della Granda ma addirittura dei propri simili, per quanto introversi da buoni cuneesi.

Per contro, quasi a volerci ricordare che non si ottiene nulla senza sacrifici, ogni mattina al canto del gallo (alle 5.30 ndr) puntuali come orologi svizzeri si viene svegliati dai rumorosissimi mezzi che puliscono la strada e svuotano i cassonetti: è il destino che vuole siano proprio sotto le finestre della propria stanza da letto, o saranno stati i comunisti come lecitamente si potrebbe domandare qualcuno??? Se per qualche strano motivo dopo il precedente trattamento acustico non ci fossimo ancora svegliati, dalle 7.00 il vicino Duomo ci ricorderà (sette giorni su sette) con periodico martellamento delle campane, incurante dei giorni festivi, dell' ora di rientro, ogni quarto d'ora che ora è - nel caso ce lo fossimo dimenticati - i 15 minuti antecedenti ai rintocchi che stiamo sentendo...
Nel caso il risveglio possa sembrare al "non cittadino" abituato alla calma della campagna/montagna troppo traumatico, c'è da dire che non sempre la sorte ci è avversa: il nostro riposo potrebbe infatti essere allietato invece che dallo spettrale canto dell' "Uluc" (rapace notturno ndr), dal melodioso intonare di una vicina che ha eletto a proprio palcoscenico il pianerottolo fuori casa, e come ora del concerto la terza, di taluni giorni di festa...
Da qui l' annosa questione: tappi per le orecchie, insonnia o ricerca di una nuova casa ???